La storia
La cultura delle tradizioni
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La cultura delle tradizioni
Borgo del Carato
Tra alberi di carrubo e ulivi centenari
Il complesso architettonico è chiamato Case Melilli da "I miliddi" o dal Feudo "Le mililli di sopra", come è spiegato sui cenni storici. L'attuale proprietà ha deciso di identificare il country resort con il nome di Borgo del Carato.
Questo borgo originariamente masseria fortificata, è circondata per lo più da alti alberi di carrubo e da ulivi centenari: da qui il nome che legge storia e tradizione nati dalle influenze delle dominazioni araba, greca, normanna e romana. Il carato infatti è un'unità di misura pari a 0,2 grammi. La parola carato deriva dall'arabo "qirat", in greco kerátion (diminutivo di kéras, corno), carruba, il cui seme si usava per pesare avendo un peso estremamente uniforme di circa 1/5 di grammo.
Il carrubo, che produce le carrube, è la Ceratonia siliqua della famiglia Cesalpiniacee. Gli scienziati suppongono che il seme del carrubo sia stato preso come peso comparativo per il fatto che è relativamente facile constatarne la differenza dimensionale a occhio nudo.
 
Già dall’antichità fino al medioevo il carato si utilizzò per la pesatura di quantità molto piccole e tuttora rimane l’unità di misura ponderale dei diamanti, delle pietre preziose in genere e delle perle. Il carato, che spesso in passato era usato come unità di peso di metalli preziosi, fu rapportato e definito con precisione solo nel 1832 in sud Africa, il luogo di maggior produzione ed esportazione di diamanti del mondo, dove ne fu stabilita la connessione con il sistema metrico tradizionale (chilogrammi).
 
Pesando con una bilancia a braccia uguali più semi di carruba di un albero sud Africano e poi facendo la media aritmetica dei valori ottenuti, ne derivò un valore pari a 0,2 grammi circa che rimane tutt’ora in uso. La storia de Li Melilli è quindi nelle linee essenziali quella di tutti gli altri suffeudali (o màrcati) di Sicilia che, per definizione, sono sezioni di un feudo originario, formati per smembramento del feudo stesso.
Il feudo di Pipino o Bibino Magno era situato tra Palazzolo Acreide e Noto ed era costituito dai dieci suffeudi di Càmoli (o Cameliio), Vallefame, Bibbia, San Lio, Li Melilli (o Melilli), Casale di Bibino, Comuni di San Giovanni, Comuni dei Feudi, Mandredonna e Monastero Germano.
 
Il primo possessore di cui si ha notizia fu Ponzio da Estensa al quale successe, nel 1379, la figlia Franzina; l’ultimo ad investirsi, per tutte le sezioni rimaste in potere, fu Don Vincenzo Denti e Bonanno, duca di Piraino, il 30 settembre 1789. Con una ristrutturazione iniziata nel 2010 il Borgo del Carato oggi è divenuta una comoda residenza di lusso.
L’originario complesso architettonico constava nel corpo principale cui si accedeva da un maestoso portone che portava nel baglio; un portone in ferro di colore azzurro portava al piano nobile.
 
Dal baglio si accedeva alla casa dell’economo, al palmento con le originarie macine e presse, alla officina e ai magazzini per lo stoccaggio e la conservazione del frumento, delle olive e di tutti i prodotti frutto della lavorazione.
All’esterno del corpo centrale, stalle, depositi e alloggi della manovalanza stagionale. Oggi tutti questi ambienti sono divenuti gli spazi del country resort in una miscela di tradizione e modernità di campagna.